Das Gift ist ein Geschenk

Scrivere è l’unico, fottuto, impegno che una persona negligente verso se stessa e gli altri cerca di accumulare nel tempo: ultimo tentativo di recuperare un minimo di umanità.

L’attitudine umana, peculiare della Filosofia e raffinata nei secoli da questa, dell’ostinarsi ad avere sempre ragione e di condensare nel proprio pensiero la struttura ultima – definitiva – del mondo è ormai massificata e secolarizzata. Chiavi ontologiche di rappresentazione e sopravvivenze linguistiche hanno tante nature quante sono le opinioni di chi le pronuncia: non abbiamo più un mondo unitario, bensì un mondo che racchiude mondi che racchiudono contesti di un mondo rappresentato dalla stratificazione dell’io potenzialmente multiplo di un singolo individuo. L’unica cosa che non muta è la percezione di noi come entità umane, per cui – salvo casi patologi – troveremo persone che possono sì mettere continuamente in dubbio l’eliocentrismo, l’evoluzionismo e ogni teoria scientifica sostenuta da una ermeneutica neutrale, astratta e capace di correggersi nel tempo, ma non troveremo mai un’opinione – d’ora in poi “mondo” – in cui chi la pronuncia afferma di essere una mucca, un mandarino o un chiodo.

L’ostinazione a cercare di averla vinta, portando la propria opinione a sistema massimo della conoscenza, è il fondamento della natura umana, figlio e vittima di quella presunzione specista per cui non siamo ancora in grado di comunicare, non in senso bislacco e vago come nella New Age, con la natura e quello che vi appartiene. Neanche con noi stessi, conseguenza diretta del voler avere sempre ragione. Il conflitto è importante nelle relazioni sociali e culturali, ma negli ultimi tempi si è passati dal pacifico colloquio alla locura violenta quasi quanto prevenire un contagio con una profilassi che emula gli stessi sintomi della malattia: sopravvivere linguisticamente è cercare nella dialogica del linguaggio un contesto spaziotemporale in cui la tua identità, insieme dei mondi, è più ampia di chi hai davanti. Per sopprimerlo in un amarcord di hobbesiana memoria.

Ne consegue che cercare il compromesso, la diplomazia – anche nei piccoli incroci umani nella vita quotidiana – diventa trascurabile, inesistente. L’empatia stessa scompare. Un vortice di violenza in ogni suo fattore travolge ogni campo dell’attività umana. Da ciò, il mio intento di scrivere queste poche righe, per ricordare a noi tutti – senza lapidarietà – e a me in primis, che il nulla cosmico dei silenzi e dell’inagibilità è la sola cosa che può permetterci di ricostruire l’umanità che stiamo perdendo miseramente.

Ma ho già buttato la prima pietra, accusandovi tutti. Tutto questo non ha senso. Andatevene a fanculo.

Davide Nudo

Davide Nudo è nato, vive e morirà.

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