Così smettemmo di bere. XII la riscossa delle forze dell’ordine.

toro

Ricci aveva trovato la porta aperta e si era affacciato timidamente sul soggiorno di casa Mirti. Un tempo casa Vitale. Il tavolo era ricoperto di biscotti, piatti vuoti, vasetti di maionese e vasetti di marmellata, resti di carote e bucce di banana. Le sedie erano disposte senza logica per il soggiorno. Alla finestra, in piedi, rossa in viso, Monica con la sua opulenta figura troneggiava su Mariano Vitale, elegante e aitante, e Giuliana Mirti, in vestaglia macchiata e barcollante. Un vitello placidamente, nell’angolo della stanza, mangiava dalla sua pentola/mangiatoia, frustando l’aria con la coda, e cagando a goccioloni.

-è permesso?- aveva chiesto Ricci entrando.

-oh! Siete arrivati finalmente!- aveva esclamato Giuliana.

-santo cielo!- aveva esclamato Mariano vedendo l’agente.

-Giuliana, ma come ti è venuto- aveva preso a chiedere il signor Vitale, quando Giuliana con uno slancio sbilenco si era lanciata verso Ricci gridando:

-si è introdotto nel MIO appartamento, nel MIO-

la sua corsa era stata frenata da un brusca caduta. Si era trovata a terra, a gambe in su, avvolticciolata nella vestaglia.

-Giuliana, cosa sta succendo?- aveva chiesto suo padre, sentendo il fracasso.

-sono qui per un controllo- aveva provato a dire Ricci, molto poco convinto che Ponti avesse preso la decisione giusta a spedirlo in quella casa.

Giuliana si era sollevata da terra goffamente -lui, lui, quest’uomo!- aveva gridato indicando Mariano.

-di chi stai parlando?- aveva chiesto suo padre.

-c’è qualche problema, agente?- aveva chiesto Mariano a Ricci, cordialmente.

-abbiamo ricevuto una chiamata- Ricci, spalmandosi contro la parete e assumendo la sua posizione da fenicottero imbarazzato.

-papà! È arrivata la polizia- aveva replicato lei trionfante.

-chi ha chiamato la polizia?- aveva chiesto Mariano rivolgendosi alle due donne.

-li ho chiamati io! Li ho chiamati io!-

-è ridicolo- aveva detto suo padre –dovevi chiamare il nostro idraulico-

-è ridicolo- aveva detto Monica –doveva chiamare gli alcolisti anonimi-

-è ridicolo- aveva detto Mariano –non c’è alcun bisogno della polizia-

-li ho chiamati invece!- Giuliana fumando quasi dalle orecchie e puntando ancora il ricevitore contro Mariana –e ci sono loro a proteggermi, non ho alcun bisogno di te!-

Mariano aveva sbuffato. Il vitello aveva nitrito soddisfatto.

-veramente- era intervenuto debolmente Ricci –siamo venuti per la chiamata di un vegano-

-è ridicolo!- aveva esclamato Giuliana –vi ho chiamati io!-

-sì, ma.. la sua chiamata-

-la mia chiamata cosa?- era in piedi, in vestaglia, al centro della stanza –cosa la mia chiamata?-

-cosa la tua chiamata?- aveva ripetuto suo padre.

-non ci aveva convinto del tutto, signora-

-ah! È così?-

stavolta il telefono era puntato contro l’agente Ricci. Era caduta la comunicazione con suo padre, Giuliana aveva assunto un tono acuto.

-in questo caso: salve sono Mariano Vitale- Mariano aveva teso la mano e Ricci che rimaneva spalmato alla parete.

-e cosa vi avrebbe convinto?- aveva chiesto Giuliana.

-lasci che le offriamo da bere- aveva detto Monica rivolta a Ricci.

-il vegano signora, il portiere vegano- ci aveva pensato su, poi si era rivolto a Mariano –sa, sanno tutto- aveva detto strizzando l’occhio.

Mariano aveva annuito fingendo di comprendere.

-oh cero! Soccorriamo il vegano!- Giuliana, agitando il telefono.

-è per dei maltrattamenti ai danni di animali-

-cosa? maltrattamenti? Io non farei mai del male a Disastro!-

-tranne rimpinzarlo di zuccheri, vero? E voleva dargli dei tranquillanti!- era intervenuta Monica.

-siete tutti d’accordo! Complottisti!- le aveva gridato contro Giuliana.

-Giuliana! Non essere ridicola!- l’aveva ripresa Mariano.

-ecco, prenda del Whisky- Monica porgendo una tazzina vuota recuperata dal tavolo a Ricci

-veramente sarei in servizio-

-guardi,nessuno ha bisogno dei suoi servizi- aveva detto Mariano, conciliante.

-e nemmeno dei tuoi- Giuliana stizzita. Poi, carezzando il vitello uggiolante:

-non ti farei mai del male, caro piccolo Disastro-

-finge!- aveva sibilato Monica, versando da bere all’agente.

-mi ha picchiata!- le aveva gridato contro Giuliana.

-dobbiamo darci una calmata, tutti quanti- Mariano, gli occhi al cielo.

-e quest’uomo si è introdotto nel MIO appartamento!- aveva gridato lei di rimando.

-non si preoccupi- aveva sussurrato Monica a Ricci –non c’è niente di cui vergognarsi, a farsi un bicchierino-

 

Il telefono aveva squillato di nuovo.

Tutti e tre si erano voltati verso Giuliana.

-è papà- aveva detto lei guardando lo schermo.

-rispondi- le aveva detto Mariano.

-non mi hanno mai voluta, lo sapevi questo?- aveva replicato lei.

-è in quella fase in cui cerca giustificazioni alla sua dipendenza- aveva detto in tono confidenziale Monica a Ricci.

Il vitello aveva muggito, e Giuliana aveva ripreso ad accarezzarlo, strofinandogli la guancia contro il muso.

-non mi hanno mai voluta- aveva ripetuto.

-dovrebbe rispondere signora- aveva detto Ricci.

-e perché?- aveva chiesto lei.

-Giuliana, non fare la bambina, è tuo padre- Mariano.

-tu sta zitto!-

-e gli dica del suo problema Giuliana, ricordi, non c’è nulla di cui vergognarsi!- Monica, speranzosa, entusiasta.

 

Al terzo squillo, Giuliana, aveva premuto il tasto verde.

-pronto- aveva detto

-Giuliana,- suo padre, spazientito -puoi spiegarmi cosa sta succedendo?- aveva chiesto.

-no papà! non posso-

 

continua con: XIII. sotto il peso di denunce a carico

 

Chiara Silvani

Chiara Silvani

Nata a Roma il 29/12/89, vive a Firenze. Studentessa di filosofia presso Università degli studi di Firenze, iscritta al quinto anno. Parla e scrive in lingua russa che studia presso associazione Italia-Russia di Firenze. Studia la lingua francese. Ha insegnato inglese in Siberia (Kransnoyarsk) e italiano a Rostov-on-don, Russia.
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Chiara Silvani

Chiara Silvani

Nata a Roma il 29/12/89, vive a Firenze. Studentessa di filosofia presso Università degli studi di Firenze, iscritta al quinto anno. Parla e scrive in lingua russa che studia presso associazione Italia-Russia di Firenze. Studia la lingua francese. Ha insegnato inglese in Siberia (Kransnoyarsk) e italiano a Rostov-on-don, Russia.

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