Così Smettemmo di Bere VII. La riscossa dei garanti dell’ordine

toro

Ricci aveva espirato fumo rumorosamente, con espressione gioviale e soddisfatta stampata in viso. A quel rumore Ponti aveva sollevato lo sguardo dalle sue carte, e a vederlo così spensierato gli era aumentato il nervosismo. L’ufficio era protetto dal rumoroso corridoio da una porta spessa, che Ricci aveva sbattuto alle sue spalle dopo essere entrato, interrompendo la concentrazione di Ponti, già di per sé piuttosto incline a lasciarsela sfuggire.

Erano rimasti entrambi in silenzio per qualche minuto. La situazione si era fatta rapidamente fastidiosa per Ponti, che male gestiva la presenza di qualsiasi essere vivente in sua prossimità. Soprattutto del furetto di sua figlia del quale non poteva sopportare nemmeno l’odore, e se sua moglie si era guadagnata in anni di convivenza il secondo posto nella sua graduatoria di elementi viventi insopportabili, o sopportabili per non più di otto, dodici al massimo minuti alla volta, certo era che i suoi sottoposti, nessuno escluso, occupavano il terzo. Ponti aveva preso ad ignorare Ricci come era solito fare quando si trovava impelagato in quel genere di situazioni.

-potremmo aprire le persiane- aveva infine detto Ricci, dopo aver manifestato la sua presenza con tutti i grugniti e sospiri possibili senza riuscire ad attirare l’attenzione di Ponti.

-e perché mai, Dio del cielo?- aveva risposto l’altro, spazientito.

-per far entrare un po’ di luce-

-e perché dovremmo?-

A quella domanda certo Ricci non aveva preparato una risposta. Di più, la questione lo mise decisamente in crisi. Poiché nel pratico nessuna ragione plausibile riusciva ad inventare, restò zitto.

-e allora, cosa vuole Ricci? Sto lavorando-

-Mantegna vuole che vada in sant’Agostino, per un controllo-

-e ci vada, cosa fa qui?-

-non saprei signore- l’espressione gaia tipica di Ricci aveva lasciato posto sul suo volto ad una certa ritrosia, che aveva incuriosito Armando Ponti.

Oltretutto il corpo dell’agente aveva come preso ad attorcigliarsi tutto come se cercasse di ritrarsi abbarbicato ad un immaginario filo che lo tirasse in su dalla testa. Un piede s’era incagliato nell’incavo della caviglia opposta, le spalle si erano sollevate fino a far sparire il collo, e la testa rivoltata verso l’alto come se Ricci cercasse sul soffitto con gli occhi una qualche essenziale ed esistenziale verità. Le braccia conserte sopra i pettorali, e la gamba sulla quale poggiava il peso quasi in relevè.

“decisamente Ricci si trova in una posizione scomoda” aveva pensato il sovrintendente.

-c’è qualcosa che non va, Ricci?- aveva chiesto abbandonandosi allo schienale, e sollevando un sopracciglio, improvvisamente gongolante.

-non saprei, signore-

-hanno chiamato?-

-sì- aveva risposto titubante Ricci.

-e per quale problema?-

Ricci aveva dondolato piano, sempre con lo sguardo rivolto al soffitto.

-ma insomma, Ricci, qual è il problema?-

-signore, si tratta di un vitello-

Ponti aveva sospirato. L’incompetenza lo tediava irrimediabilmente.

-cosa intende Ricci?-

-proprio questo è il punto, signore. Mantegna è, credo, colto da un eccesso di zelo-

-eccesso di zelo?-

-credo, signore-

-pensa di potersi spiegare meglio oppure devo chiamare Mantegna?-

a quel punto Ricci, come sentendosi improvvisamente sotto lo sguardo di esigenti esaminatori aveva sciolto la sua posa e aveva divaricato le gambe, messo su un’espressione assorta, e spostato lo sguardo verso l’angolo a sinistro del soffitto dell’ufficio, portato un braccio a cingere la vita e l’alto poggiato su di esso, in modo da porre il mento sulle dita della mano destra.

-dunque, è accaduta una cosa strana, stamane- aveva cominciato –ha telefonato una tal signora, agitata, che sosteneva d’avere un problema con una mucca, o un vitello, o un toro, insomma, un bovino per farla breve. Capirà- aveva detto lasciando andare un sogghigno e finalmente guardando il sovrintendente capo –questa storiella ha fatto il giro del commissariato, per ragioni ovvie-

-sì, sì, prosegua-

-ebbene, siccome sto finendo il turno, Mantegna mi ha chiesto di andare a controllare se per caso non si tratti di maltrattamento d’animali. E io..-

s’era interrotto a quel punto, come se non sapesse più bene dove andare a parare, tornando con lo sguardo al soffitto.

Ponti si era preso il capo tra le mani. Sperava vivamente che né sua moglie, né sua figlia, né il furetto si trovassero in casa al suo ritorno.

Si trattava di una speranza vana, e questo aumentava la sua insofferenza verso il mondo.

-c’è qualcosa che posso fare per vederla scomparire dal mio ufficio Ricci?-

il giovane agente non aveva colto la domanda nel pieno del suo senso, per questa ragione, come era solito fare quando aveva la sensazione di non capire quel che gli avveniva attorno, era rimasto in silenzio ed aveva spinto ancor più il peso sul bacino e ancor più sprofondato il mento tra le dita, fingendosi assorto in meditazione e sbattendo più volte le palpebre.

-quello che intendo dire è se c’è qualcosa che voleva chiedermi- aveva detto Ponti provando un’improvvisa ed inaspettata e flebile pena per quella forma di intelligenza così sgraziata.

-no, direi di no, signore-

-dunque è solo venuto ad informarmi dell’incarico ricevuto?-

Ricci proseguiva nella sua mal riuscita imitazione dell’uomo che medita.

-signore, il fatto è che credo si tratti di un eccesso di zelo, signore. Un eccesso di zelo di Mantegna-

-sì, diamo per buona questa informazione. Che altro?-

-ecco signore, io credo che la signora fosse toccata, più che altro. un po’ toccata, ecco.-

-se così fosse non ne sarei sorpreso- aveva borbottato Ponti, sperando che Ricci si spicciasse a giungere al nocciolo della questione.

-per essere sincero che la signora sia proprio.. proprio fuori, come.. come un balcone, se posso dirlo-

aveva fatto una pausa, e atteso per continuare il cenno d’assenso di Ponti, che legittimasse il paragone.

-eppure- Ricci proseguiva nelle sue ponderazioni –non si può escludere che si tratti di maltrattamento. Ma in quel caso, perché sarebbe stata lei, la signora, e non poniamo qualcuno che provasse per il bovino affezione, a chiamare?-

Ponti tamburellava con le dita sulla scrivania.

-sarebbe un comportamento ben strano- aveva proseguito Ricci -maltrattare un bovino e poi chiamare la polizia. Considerando però il fatto che alla signora sembra che sia partita la nave, non sarebbe poi sorprendente se si comportasse in maniera illogica-

-partita la nave?-

-sì, se posso dirlo-

-ma sì, dica, dica pure-

-e dunque avremmo il dovere di recarci in luogo, a verificare se non sia un caso di maltrattamento di animali.-

Ricci era ripiombato in un assorto quasi religioso silenzio.

-allora, Ricci- era sbottato giunto al limite della sopportazione di quella presenza Ponti –cosa vogliamo fare?-

-io signore- aveva preso a dire l’altro ritornando con le mani sui fianchi ed in una posizione consona al luogo –io signore per la verità mi terrei lontano dai matti, signore, se fosse per me-

-parole sacrosante, Ricci. Parole sacrosante- aveva detto Ponti mestamente scuotendo la testa.

continua con: VIII ognuno ha i suoi vizi

Chiara Silvani

Chiara Silvani

Nata a Roma il 29/12/89, vive a Firenze. Studentessa di filosofia presso Università degli studi di Firenze, iscritta al quinto anno. Parla e scrive in lingua russa che studia presso associazione Italia-Russia di Firenze. Studia la lingua francese. Ha insegnato inglese in Siberia (Kransnoyarsk) e italiano a Rostov-on-don, Russia.
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Nata a Roma il 29/12/89, vive a Firenze. Studentessa di filosofia presso Università degli studi di Firenze, iscritta al quinto anno. Parla e scrive in lingua russa che studia presso associazione Italia-Russia di Firenze. Studia la lingua francese. Ha insegnato inglese in Siberia (Kransnoyarsk) e italiano a Rostov-on-don, Russia.

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