Così smettemmo di bere. IV. Conclusione.

toro

 

 

La notte di Natale avevano deciso di trascorrerla tutti in casa Mirti, che ora, a sei mesi dalla prima manifestazione in assoluto de “la disgrazia”, era stata aperta a Mariano Vitale ed alla sua nuova famiglia. Giuliana Mirti aveva aperto gli occhi la mattina del ventiquattro dicembre senza un pensiero in testa. Da poco aveva chiuso con il suo psicologo, sancendo il percorso svolto insieme con un dono (come da Lombardi proposto si trattava un cesto comprendente: tre bottiglie di vino rosso, una bottiglia di spumante, un panettone, un barattolo di crema d’olive, un barattolo di pesto al pistacchio, un barattolo di marmellata di visciole, un barattolo di crema di nocciole, una confezione di torrone, una confezione di ricciarelli, un prosciutto, un caciocavallo, e una confezione di bottarga).

Giuliana mirti aveva da poco chiuso con il suo psicologo, e sentiva di non averne più nessun bisogno. Si sentiva felice e serena. Anche se non aveva chiuso con il psichiatra, non aveva chiuso con il suo omeopata, né con la dipendenza da zuccheri, né con quella da alcool, né con quella da serie televisive, né con quella da shopping. L’episodio del fumo, invece si era concluso con il terminare del giorno de “la disgrazia”. Tutto sommato Giuliana Mirti si sentiva soddisfatta di se stessa. I rumori mattutini avevano preso a giungerle alle orecchie. Il traffico, il “serragliandare” dei negozianti, il gorgoglio dei tubi, lo strombazzare dei clacson. E il familiare muggito di Disastro dal soggiorno. Si era alzata a sedere, pronta a prepararsi il caffè del mattino. Disastro aveva muggito di nuovo. “Probabilmente ha fame”, aveva detto a se stessa Giuliana.

Entrando in soggiorno, diretta in cucina, non aveva notato nulla di anormale. Nulla di insolito. Si era avvicinata a Disastro, nella sua stalla, che ormai occupava il soggiorno. Avevano rinunciato al divano, ma dopotutto erano riusciti a tenere il tavolo, e almeno Disastro aveva una mangiatoia come si deve. Bruno il portiere era stato molto soddisfatto di come aveva sistemato il salone di Giuliana, perfetta per ospitare fin anche un toro. Giuliana Mirti, che aveva già terminato con le sue spese di Natale e non aveva che da cucinare, si era avvicinata al suo vitello, e come ogni mattina l’aveva abbracciato e baciato, con un gran nitrire e defecare e strofinio del muso nei suoi capelli di Disastro in risposta.

Nemmeno allora aveva notato nulla di anormale.

Solo quando s’era sollevata dal collo di Disastro l’aveva sentito. Un belato.

Solo allora il muso del caprone aveva fatto capolino dalla porta della cucina.

Chiara Silvani

Chiara Silvani

Nata a Roma il 29/12/89, vive a Firenze. Studentessa di filosofia presso Università degli studi di Firenze, iscritta al quinto anno. Parla e scrive in lingua russa che studia presso associazione Italia-Russia di Firenze. Studia la lingua francese. Ha insegnato inglese in Siberia (Kransnoyarsk) e italiano a Rostov-on-don, Russia.
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Nata a Roma il 29/12/89, vive a Firenze. Studentessa di filosofia presso Università degli studi di Firenze, iscritta al quinto anno. Parla e scrive in lingua russa che studia presso associazione Italia-Russia di Firenze. Studia la lingua francese. Ha insegnato inglese in Siberia (Kransnoyarsk) e italiano a Rostov-on-don, Russia.

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