Come si fa a trovare un lavoro (e tenerselo)?

Di questi tempi trovare un lavoro equivale a vincere un biglietto della lotteria. Se sopra i trenta la risposta che ti danno, se e quando si degnano di dartela, dopo aver fatto finta di leggere il curriculum è che sei troppo vecchio, sotto i trenta ti rispondono che cercano qualcuno con esperienza.

Ma come te la fai questa benedetta esperienza? In questi anni sono saltati (fuori) tutti i meccanismi di inserimento possibili.

C’è il tirocinio e normalmente lo puoi fare in un ambito in cui non hai già lavorato prima. Benissimo: ovunque dato che parti da zero.

L’azienda ti paga 500 euro al mese per massimo 6 mesi di tirocinio. In realtà a pagarti, in parte o in tutto, è la regione in cui risiedi tramite un complesso sistema pubblico che aiuta le imprese in tutto tranne che a creare posti di lavoro. Non essendo un lavoro vero e proprio non ci sono contributi versati e comunque l’azienda non è tenuta ad assumerti alla fine. Anzi, spesso attiva un nuovo tirocinio pescando dalla lunghissima coda di bisognosi come te.

Se ti ritrovi a casa difficile che qualcuno che vuole assumerti reputi “esperienza” il tirocinio che hai svolto, ma se troverai un nuovo tirocinio non potrai ripeterlo nell’ambito in cui lo hai già svolto.

Circa solo il 29% dei tirocinanti viene poi assunto col contratto di apprendistato in questi Hunger Games del lavoro. L’apprendistato è un contratto di media di 3 anni attivabile con ragazzi under 30. Serve a formare la persona. Sembra la risposta a quella mancanza di esperienza cronica, vero? No.

Dopo un periodo di formazione e lavoro alternati, al termine del contratto l’azienda può non confermarti: non è tenuta ad inserire l’apprendista a tempo indeterminato. Basta una lettera nei termini di preavviso e il contratto si interrompe senza penali.

Inutile dire che nel frattempo ti sei sbattuto per circa il 60% della paga mensile di un tuo stesso collega col contratto fisso, facendo le sue stesse cose anche se eri “apprendista”, senza che nessuno ti insegnasse niente mentre dicevi sì a tutto per la fifa di non venire confermato.

tirocinante laureato formato abbandonato

Poi c’è chi sceglie la strada del se(r)vizio civile. Una volta sola nella vita, paga simile al tirocinio per 8 mesi / 1 anno. Solo che i bandi e le finalità del servizio civile riguardano strutture culturali e sociali, spesso quindi gestite da enti pubblici (ad es. musei) o da associazioni. Le probabilità di assunzione alla fine sono quasi nulle. Da un lato il blocco delle assunzioni nel settore pubblico arriva fino al 2019 grazie a Monti/Letta/Renzi, dall’altro le associazioni solitamente hanno scarsissimo margine economico per permettersi anche solo un dipendente in più.

lavoro precario voucher

E intanto gli anni passano. Arrivati ai 30, fuori dall’età di apprendistato / tirocinio / sevizio civile scatta la fase: “sei troppo vecchio, cerchiamo qualcuno di più giovane da inserire”.

È chiaro che se intanto hai anche osato studiare il tempo per maturare esperienza e trovare un lavoro fisso tra i 18 e i 29 si restringe drammaticamente.

Per chi non trova nulla di stabile e non si arrende e decide di fare tutto il possibile esistono i voucher. Questa punizione umiliante riservata ai più laboriosi e bisognosi di trovare un lavoro. Un tagliando da 10 euro ogni ora lavorata, 7,5 di paga e il resto a coprire i contributi obbligatori.

Prima potevano essere utilizzati per lavori occasionali nei confronti di studenti, under 25 o over 65 nel limite di 5000 euro l’anno.

Un modo, molto limitato e circoscritto, per evitare il lavoro nero per quei lavoretti davvero a carattere occasionale una tantum.

Poi è arrivata la Fornero nel 2012 e ha detto che si potevano utilizzare per qualsiasi lavoro verso qualsiasi tipo di lavoratore.

Poi è arrivato Letta nel 2013 e ha detto che il lavoro può anche non essere occasionale ma anche 8 ore al giorno, 7 giorni su 7.

Poi è arrivato Renzi nel 2015 e ha detto che un lavoratore può essere pagato in un anno fino a 7000 euro in voucher invece che 5000 come prima.

Ah, mentre per il lavoratore esistono dei limiti di reddito ovviamente per un’impresa non c’è limite al pagamento coi voucher.

Quindi invece che avere un lavoratore sempre a carico, dovendogli pagare ferie, permessi, malattie, contributi per tutti i diritti di cui gode anche quando non produce coi voucher si permette alle imprese di razionalizzare l’esborso di paga solo nelle ore in cui si ha effettivamente bisogno di manodopera. Mi serve una persona per due ore? 2 ore di voucher.

Non stupisce quindi che in Italia la forma di lavoro più ricorrente sia il voucher. L’ISTAT dice che solo nei primi 7 mesi del 2016 sono stati attivati 84 milioni di voucher.

voucher precari disoccupati

Poi quando fanno le statistiche contano chi ha lavorato anche solo 1 ora come occupato e dicono che in Italia la disoccupazione scende.

Un esercito di fattorini della pizza e camerieri, operai edili ringrazia gente come il Ministro del “Lavoro” Poletti.

Ma a contrastare la crisi occupazionale dei giovani in questi anni è intervenuto lo Stato assieme alla Comunità Europea.
Un marea di soldi pubblici sono stati riversati per sostenere l’occupazione, scontando alle aziende i contributi che devono versare se assumono o concedendo bonus in somme di denaro direttamente al datore di lavoro attraverso bandi pubblici.

Il caso più emblematico e strombazzato è stato il programma europeo Garanzia Giovani.

Giovane, non riesci a trovare un lavoro? Non preoccuparti più, iscriviti a Garanzia Giovani!
Soldi alle imprese che assumono, soldi alle imprese che fanno tirocini, soldi per il servizio civile e i corsi di formazione.

Il risultato? In Italia 1 milione di iscritti, solo 632 mila sono stati chiamati per un mero colloquio conoscitivo, solo 32 mila hanno trovato un contratto di lavoro alla fine della fiera. Per ogni contratto di lavoro lo Stato ha sborsato 36 mila euro, uno sproposito considerando che erano incentivati anche i contratti a termine di 6 mesi (al termine dei quali: ciao).
Un fallimento totale.

Altro noto abominio è il Jobs Act che doveva risolvere le nostre vite.
In termini spicci: quei disgraziati che al termine degli Hunger Games hanno trovato lavoro a tempo indeterminato possono ora essere licenziati senza un motivo valido da un momento all’altro e avere indietro solo una mensilità per ogni anno di lavoro svolto. Addio posto fisso.
Puoi essere demansionato (cioè fai lo stesso lavoro ma sei pagato come il portinaio).
Col Jobs Act è arrivato anche un super aiuto pubblico per le imprese che nel 2015-16 hanno assunto col tempo indeterminato: non versi contributi pensione se assumi!
E se licenzi senza valido motivo come previsto dal Jobs Act? Tranquillo! Non ci devi neanche ridare indietro i soldi degli incentivi!
Risultato: migliaia di posti di lavoro a tempo indeterminato, sovvenzionati con centinaia di milioni di euro pubblici (nostri) durati sei mesi in media. Le persone di nuovo a casa disoccupate e una marea di soldi buttati al macero.

Nel frattempo il governo ha esteso e finanziato i servizi di assistenza  per i disoccupati creando questo “assegno di ricollocazione”.
Praticamente ha investito solo lì, in un sistema che scommette in un futuro in cui la priorità non è creare occupazione a gestire l’orda di disoccupati. Esattamente come è accaduto per Garanzia Giovani tutti questi soldi pubblici non servono a risolvere la piaga della disoccupazione ma a tenere in piedi il sistema.

Lo stato finanzia corsi di formazione, premia in denaro le agenzie di intermediazione come le interinali e tutti questi soldi tengono in piedi il carrozzone che lavora sui disoccupati. Più disoccupati e precari ci sono da far iscrivere a corsi di formazione o all’agenzia interinale più questi privati incassano dallo stato.

tirocini precari giovani under 30 apprendistato

Morale della favola?

Se si va in pensione sempre più tardi e i vecchi di ora non riescono più ad andarci grazie alla Fornero, milioni di giovani ritardano il loro ingresso nel mondo del lavoro e saranno destinati a non andarci mai in pensione.

Tanti se ne vanno, non tutti e vengono pure insultati. Tanti sono mantenuti dall’unico vero sistema di welfare italiano: i risparmi di famiglia, finché mamma e papà possono.

Ma alla fine di tutti questi discorsi, qual è la risposta alla domanda che ci siamo posti in cima… come si fa a trovare un lavoro e tenerselo?

Da anni le statistiche ci dicono che le aziende assumono principalmente attraverso il passa parola e la loro rete di conoscenze dirette.

Quindi se non conoscete nessuno, nessuno vi raccomanda o non volete raccomandazioni (voi ultimi vi stimo tantissimo) l’unica cosa che c’è da fare è mandare a gambe all’aria il Jobs Act e in generale  questo sistema di merda e chi lo rappresenta diventando noi per primi degli adulti. Ovvero nel posto in cui dovremmo stare per raggiunti limiti di età: a guidare noi il paese, non i finti giovani che ci massacrano il domani con la solita vecchia merda a garanzia dello status quo.

Quindi in primavera tutti a votare sì al referendum per abrogare il Jobs Act, facciamo che si parte da lì?

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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