Ci Rivorrebbe il Comunismo Zombie

remains of communism

Un tranquillo pomeriggio di giugno. Nella coltre di tabacco e carte plastificate della Modiano, la spuma è l’unica cosa bionda nei paraggi. L’università della terza età sta chiusa in uno stanzino del circolo a giocare a tressette, con tutto il corredo di mosse, strizzate d’occhio e alzate di spalle, mentre fuori governa un sole a cui loro non partecipano.

Il barista impugna il telecomando, catturato dal TG delle sei: edizione di dieci minuti. Apre con la notizia che la salma di Enrico Berlinguer, il compianto segretario del Partito Comunista morto nel 1984, deve essere riesumata e spostata in un altra zona del cimitero romano di Prima Porta.

“Garibaldi, questa ti interessa!” Urla il barista ad uno dei nonni, celebre danzatore di liscio, pluridecorato di bocce, vecchio delegato CGIL.

«Una folla di curiosi ha assistito al trasferimento della bara di Enrico Berlinguer nella nuova area del cimitero comunale, dopo le recenti piogge che hanno messo a rischio la tenuta complessiva dell’area, facendo temere un imminente smottamento. Le operazioni si sono svolte correttamente, il leader comunista e altre 15 salme sono state trasferite dagli operatori del comune.
Abbiamo chiesto ad un curioso: che ricordo ha di Enrico Berlinguer?
Un brav’uomo, io non l’ho mai votato eh, ho sempre votato la Fiamma, però come lui non ce ne sono più»

“Ci rivorrebbe il comunismo altroché!” Esclama un vecchio della sala ascoltando il servizio in Tv.
“Addavvenì baffone!” Chiosa un ragazzetto
“Quella era la sinistra! Il comunismo vero! Altro che Renzi!”
“A quei tempi si scioperava per davvero!”

Nel circolo si leva un coro di voci unanime in favore dei rossi vecchi tempi.

“Comunque il fascista intervistato non poteva mancare, per par condicio” Osserva il barista.

Garibaldi se ne esce mentre la tv mostra le immagini dell’oceanico funerale di Enrico Berlinguer, a cui lui stesso partecipò commosso, trent’anni fa.
Si incammina verso casa col suo passo lento dovuto alla zoppia. Che poi è la ragione del suo soprannome.

“Garibaldi fu ferito / fu ferito ad una gamba”

La marcia dei bersaglieri. Da giovane, per evitare la leva militare, si sparò con una Beretta in un ginocchio.

“Hai sentito di Berlinguer? Ti ricordi a braccetto a quella manifestazione a Milano che lo salutammo?” Gli urla dalla finestra di casa sua un vicino e vecchio compagno, vedendolo passare.

Garibaldi gli fa un cenno con la testa e un saluto ampio col braccio, senza dire nulla.

ore 7.11 del mattino seguente. Raffica di notiziari.

«Il mausoleo del Verano, il cimitero che ospitava le salme dei dirigienti comunisti italiani ha subito gravi danni nella notte per mano di sconosciuti. Risultano scomparsi i resti di Palmiro Togliatti, Nilde Iotti, Giuseppe di Vittorio e Luigi Longo. I carabinieri accorsi sul posto dopo la segnalazione della guardia giurata sono già all’opera per individuare i responsabili»

ore 9.35

«Orrore e sgomento nel mondo della politica. In una sequenza di coincidenze funebri iniziata ieri con la riesumazione di Berlinguer e il mistero delle salme dei dirigenti del PCI scomparse nella notte, questa mattinata si apre con il rinvenimento del corpo di Nichi Vendola, rinvenuto esanime e orrendamente mutilato in Via dei Caduti, a pochi passi dalla sua residenza romana. Gli inquirenti parlano di brutale aggressione, il leader di SEL presenta infatti segni di morsi e ecchimosi estese su varie parti del corpo, segno di un confronto fisico. Il leader di sinistra è stato sopraffatto da più di un aggressore.»

ore 11.23

«Siamo in collegamento da Piazza Montecitorio. Quell’auto blu che vedete alle mie spalle è di Fausto Bertinotti e quelle orrende creature che la circondano sono a tutti gli effetti quello che comunemente si definisce uno zombie. La polizia, ricevendo la telefonata dell’autista dell’ex segretario di Rifondazione Comunista attorno alle 10 e un quarto di stamani, ha pensato ad uno scherzo sull’onda dei fatti di Via dei Caduti che hanno coinvolto Nichi Vendola. Poi una folla terrorizzata ha tempestato il centralino del 113 e le autorità sono intervenute sul posto. Bertinotti è intrappolato nell’auto che ha i pneumatici a terra, da circa un’ora. Le 13 creature non sembrano in grado di forzare l’auto blindata. Tra di loro la fantasia popolare ha già individuato nella donna una probabile Nilde Iotti, scomparsa proprio stanotte dalla sua bara. Lo zombie donna si è più volta distaccata dall’assalto e sembrava tentare di entrare alla Camera dei Deputati. La polizia sta decidendo in questi istanti se intervenire con la forza»

Quel pomeriggio al circolo.

“I morti vanno lasciati in pace, lo dico sempre”
“Non c’è più rispetto per nulla”
“Vedi a inquinare e a fare esperimenti che succede! E’ una degenerazione!”
“O a chiamare sinistra una roba che non ha più niente a che fare”
“La storia si ripete! Son tornati i comunisti!”
“Si son rivoltati nella tomba!”
“Ma cosa c’entra!?”

Garibaldi entra nella sala su questi commenti e come al solito se la cava col minimo delle parole.

“Ai miei tempi era tanto se tornavi vivo dal tornio”.

Il barista:

“A vedere tutta questa vecchiaia in questo posto e tanta nostalgia, vien da chiedersi se non siete stati voi i primi zombie comunisti. Chissà da quanto siete morti.”

“Se ne entra uno qui… a me mi importa assai! Ve lo dico” Fa Ornello, una vecchia Guardia Forestale, mostrando una pistola nel gilet con le tasche interne. “Bam, gli ficco una pallottola in testa. Me ne frega nulla del comunismo a me! Quelli son morti e morti devon rimanere. Venisse qui Togliatti in persona”

Proprio in quell’istante dalla porta del bar entra non Togliatti, ma Ernesto Guarenti, il sindaco comunista che per trent’anni ha guidato il paese. Il problema è che è morto da 11 anni. E si vede.

Si fanno tutti indietro mentre la carcassa del sindaco avanza verso il bancone. Il barista rimane agghiacciato. Il cadavere si mette a sedere con fatica su uno degli sgabelli e sembra spegnersi. Coi gomiti puntati sul banco.

Ci rimane un quarto d’ora.

Ad un certo punto il barista prova a prendere iniziativa mentre tutti si sono messi a distanza di sicurezza. Gli versa una Tassoni. Nulla. Gli fa un corretto. Nulla. Gli serve un Porto. Il sindaco prende il bicchiere con le tre dita rimaste nella mano destra e beve. Il liquido cola mezzo fuori da quella bocca putrefatta, senza gengive e palato, con parte dell’ossatura esposta.

Rantola, un soffio sordo di brandelli interni che si spostano e sbattono e sventagliano nella cavità del torace.

Si alza e va davanti ad un poster attaccato nella sala biliardo, alza il capo e rimane impalato a fissare “Coi maestri vinceremo!”, la scritta che sovrasta le facce di Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao

Poi se ne esce, trascinandosi, così come è entrato.

Ornello, quando ormai il sindaco o ciò che ne rimane è distante una cinquantina di metri, esce sulla porta del circolo ed esplode due colpi di pistola nella sua direzione.

“Muori! Te e la svolta della Bolognina!”

ore 17.25 – Notiziari del pomeriggio.

«E’ attesa per le 18 una conferenza stampa straordinaria del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre l’ispiegabile fenomeno del ritorno in vita, almeno apparente, di persone legate alla galassia comunista nel corso del secolo scorso, non sembra essere confinato solo all’Italia.
E’ scomparsa dal Mausoleo della Piazza Rossa di Mosca la mummia imbalsamata di Lenin. Assieme ad altre figure del comunismo sovietico quali Nikolaj Bulganin, Aleksej Kosygin, Nikita Krushev, Leonid Breznev, è stato avvistato nei pressi dell’albergo dove alloggiava Mikhail Gorbacev a Mosca. Gorbacev è stato trovato morto nell’ascensore dell’Hotel Kempiski quest’oggi. Nessuna traccia neanche di Stalin, mentre Andropov sembra soprendentemente non essere risorto. Destano preoccupazioni le voci provenienti dagli Stati Uniti di un ritorno in vita di Mao Tse Tung in Cina, Pol Pot in Cambogia, Ho Chi Min in Vietnam e Kim Il Sung in Corea del Nord»

ore 18.23

«Il Presidente della Repubblica Napolitano ha appena parlato davanti ai giornalisti nella sala del Quirinale. Ricapitoliamo per gli ascoltatori che si sono messi in ascolto solo adesso. Il presidente ha detto che le intelligence di tutto il mondo stanno lavorando per trovare una spiegazione al fenomeno, ma da quanto si apprende dalle prime rilevazioni si tratterebbe di un virus sperimentale sviluppato dall’Unione Sovietica negli anni ’80, programmato per ripristinare le funzioni vitali di base dei propri leader a 30 anni esatti dal allora, il 1984. Non si conoscono le stime delle persone o degli individui già morti all’epoca che siano state sottoposte al trattamento ma si teme un numero da 3 ai 20 milioni di individui nel mondo. La caduta del Muro di Berlino ha sfortunatamente causato la perdita di informazioni vitali per contrastare questa ondata di zombie comunisti. Il KGB ha distrutto gran parte delle informazioni prima del colpo di stato del 1991 a Mosca. La Russia di Putin si rifiuta inoltre di collaborare nella task force guidata da Barack Obama»

Al cimitero del paese in effetti è successo qualcosa. Stasera tutti se ne sono resi conto. Tre quarti delle tombe, in quel maledetto paesino rosso, è vuota. I vecchi morti si sono alzati e si sono dileguati nella boscaglia.

Molti paesani si sono ritrovati per dormire dentro alla Chiesa di S.Marco con Don Fabrizio e farsi coraggio l’un l’altro. Non si può dire lo stesso del comando dei carabinieri, rimasto impresidiato. Ufficialmente i due carabinieri sono stati richiamati in città per questioni di ordine pubblico. Per i maliziosi se la sono data a gambe.

Verso le 23 il paese è richiamato in strada da un brusio e dal suono mesto di passi lenti. Una colonna di morti, circa una sessantina, sta marciando ordinata nella via principale.

“Ma che fanno, Garibaldi?” Gli urla il vicino dalla finestra
“Mi pare una manifestazione”. Constata il vecchio militante.

In effetti i morti, almeno quelli che hanno il braccio sinistro, alzano un pugno in aria. Non vola una mosca, solo il solito rantolio sordo e glaciale degli esseri.

Poi la sorpresa, gli zombie comunisti entrano nell’armeria del comando dei carabinieri e la svuotano. Sulle prime la gente, che osserva a distanza o dalle finestre delle case, si spaventa temendo il peggio. Poi capisce che l’obiettivo dei non morti non è la gente del paese.

“Questi qui si armano! Voglion fare la rivoluzione, te lo dico io!”. Ancora il vicino.

I sessanta e poco più lasciano lentamente il paese armati di fucili mitragliatori.

—-

“Secondo te, Napolitano, quando muore risorge zombie comunista?” Chiede giustamente un ragazzo dell’Altra Europa d Tsipras al vecchio Garibaldi
“Non credo proprio…”

E’ mattino. Dalla Tv le immagini di una manifestazione spontanea di studenti della Sapienza di Roma che si sono accodati ad un gruppo di zombie capeggati da un risorto Gramsci.
Uno dei leader studenteschi legge i versi di Pasolini dedicati alla morte del fondatore del Partito Comunista Italiano:

«Uno straccetto rosso, come quello
arrotolato al collo ai partigiani
e, presso l’urna, sul terreno cereo,
diversamente rossi, due gerani.
Lì tu stai, bandito e con dura eleganza
non cattolica,
elencato tra estranei
morti: Le ceneri di Gramsci…»

Commozione, mentre gli zombie marciano senza sapere dove e gli studenti vanno dietro loro alla cieca.

Poi uno degli Zombi comunisti stacca la testa al tizio che ha letto la poesia e tutti, ripensando un po’ meglio ai versi appena letti, realizzano che quello che sta guidando la dimostrazione non può essere Gramsci, essendo stato cremato.

“E noi che facciamo?” Si chiedono i vecchi del vecchio circolo comunista del paese.
“A noi, ai tempi, la pozione non ce l’hanno data” Si rammarica indispettito il campione di tressette.
“E che vuoi? Stare un’altra vita a tentare di cambiare qualcosa a cui non frega più niente a nessuno?”
Sentenziò con voce dura e seria Garibaldi.

“Godiamoci il ‘900 che è tornato a salvarci”

E si misero tutti lì, a bere e a fumare, bestemmiare, puntare soldi e consumare mazzi di carte e parole a commento del mondo che fino al giorno prima non apparteneva più loro e d’improvviso s’è fatto di nuovo a misura del loro glorioso passato militante.

Il sol al tramonto dell’Avvenire.

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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