Chi è Matteo Renzi?

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Laureato all’UniFI nel 1999 in Giurisprudenza, con una tesi che è l’elegia del democristiano Giorgio La Pira noto come il “servo di Dio”, Renzi è un giovane cattolico che aspira a diventare, come La Pira, sindaco di Firenze e poi deputato.
Con l’unica differenza che La Pira è stato eletto democraticamente alla Camera dei Deputati, Renzi al momento è riusciuto a diventare addirittura Presidente del Consiglio senza neanche essere stato eletto deputato.
Cosa che non accade in una democrazia normale.

renzi-scout_thumb400x275Scout Agesci, la sua unica breve esperienza di lavoro nella vita è nell’azienda del padre come responsabile Marketing, dove si è occupato della vendita del quotidiano La Nazione.

Essendo il marketing e la Nazione riassumibili come il niente, Renzi si è in definitiva già da giovane occupato di vendere il niente al quadrato.
Per tutta la carriera politica risulterà in aspettativa dall’azienda senza dimettersi, sino a quando, per motivi di trasparenza, si dimette in vista dell’ascesa a Primo Ministro.

Del giovane Renzi si sa già della partecipazione alla Ruota della Fortuna condotta da Mike Bongiorno, a sua volta rottamato poi da Enrico Papi. Per i posteri si può dire che per un lasso di tempo siano coesistite due nullità di epoche differenti rese entrambe sostanza dalla tv: Renzi e Bongiorno (Papi è rimasto suo malgrado allo stato gassoso)

Renzi, sostenitore di Romano Prodi già dai primi vent’anni, fa carriera nello stesso partito del suo leader di riferimento: La Margherita, uno dei due partiti che confluirà nell’attuale Partito Democratico.
E’ l’era di Francesco Rutelli, uno dei politici più trasformisti degli ultimi anni (ex Partito Radicale, Ex Verdi, Ex Margherita, Ex Pd, Ex Alleanza per l’Italia attualmente “Per il Terzo Polo”).
Mentre il segretario della sua Margherita perde rovinosamente le elezioni nazionali nel 2001 contro Silvio Berlusconi, Matteo Renzi prepara la sua precocissima elezione a Presidente della Provincia di Firenze.

Che avviene nel 2004. Sono gli anni in cui il giovane Renzi si specializza in ciò che saprà meglio fare. A uso e consumo dei cittadini inviperiti inizierà la sua crociata della “rottamazione” dei vecchi politici. In realtà, a uso e consumo dei suoi reali stakeholder (come direbbe lui) inizia la smantellazione.

Renzi prima del curatore d'immagine
Renzi prima del consulente d’immagine

Renzi è un liquidatore, un curatore fallimentare. La semplificazione e i tagli del personale che effettua sono motivo di erezione in ambienti come la Confindustria, che guardano all’astro nascente come ad un cavallo su cui scommettere. Un altro politico che amministra la cosa pubblica come un’azienda. La sua lotta dei primi anni contro la casta si concretizza sì in tagli tra i dirigenti della Provincia di Firenze, ma anche in tagli del personale. Rivendica a sé anche un fantomatico e difficilmente dimostrabile taglio delle tasse provinciali, senza il quale nessun politico riesce a perculare il suo elettorato a dovere.

Non pago di questa esperienza punta ad una carica che gli dia reale visibilità politica. Al termine del mandato da Presidente di Provincia si candida come sindaco del PD per Firenze. Siamo nel 2008. Al Governo è appena tornato Silvio Berlusconi.
Il che da a Renzi gli argomenti per lanciare un’offensiva, legittima, contro l’inadeguatezza del suo partito.
Renzi, in compagnia di Pippo Civati lancia bordate contro la dirigenza del suo partito, nel frattempo diventato il PD, colpevole di non interpretare il rinnovamento che serve a quella che Renzi chiama ancora “sinistra”.

Questa alleanza tra giovani leve del PD si riunisce in una specie di laboratorio politico poi divenuto noto come Leopolda. Di quella Leopolda solo la Serracchiani è sopravvissuta alle progressive epurazioni renziane nel PD. Prima di accoltellare alle spalle la vecchia guardia di politici che lo aveva allevato, contribuendo a creare il mostro Renzi (Veltroni, Rutelli, l’odiato D’Alema, lo stesso Prodi con la silurazione della sua elezione nel 2013 a Presidente della Repubblica), Renzi ha poi messo all’angolo nel suo stesso partito, in questa corsa alla creazione di un nemico interno
(funzionale a far del PD un partito di destra conforme all’idea di Renzi), anche Pippo Civati.

Incredibili invece come siano sopravvissuti alcuni grandi vecchi normalmente esclusi per età anagrafica dalla rottamazione. E’ il caso di Pietro Ichino, economista ferocemente a favore della precarietà dei giovani e della libertà di licenziamento.
Mentre Renzi vende al pubblico innovazione e cambiamento si assicura già dai tempi della Leopolda di costruire il suo entourage con personaggi garanti del sistema che giura di voler cambiare.

Non a caso, proprio in quegli anni, riceve l’appoggio di gente del calibro di Davide Serra, speculatore finanziario della Borsa di Milano in grado di convogliare ingenti quantitativi di denaro per attività di lobbying, in stile House of Cards nostrana. Serra di fatto diventerà in quegli anni il maggior finanziatore poltico di Renzi, animatore delle cene di finanziamento da 1000 € a ospite che rappresentano molto bene l’idea di sinistra di Renzi.

Ma torniamo al 2008: Renzi è il candidato sindaco del centrosinistra a Firenze. Una sfida vinta in partenza, dato il carisma dell’avversario: l’ex portiere del Milan Giovanni Galli. Candidato da Berlusconi con la consapevolezza d’aver già perso, essendo per di più l’ex calciatore pisano di nascita e quindi indigeribile ai fiorentini.
Ma Renzi a sopresa fatica, riuscendo a vincere solo al ballottaggio.

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Renzi ancora in fissa con La Pira
Renzi ancora in fissa con La Pira

Renzi diventa comunque un primo cittadino apprezzato, tramvia a parte. Ma decide da subito di affrettare i tempi.
A metà mandato di sindaco non vuole perdere l’occasione di diventare già il candidato nazionale del centrosinistra per le imminenti elezioni politiche. Nel 2012 si candida alle Primarie e sfida Pierluigi Bersani. Perdendo al ballottaggio nettamente (65-35%).
Renzi chiede e ottiene che ai seggi delle primarie possano votare anche i non iscritti ai partiti del centrosinistra. Con la previsione di farsi votare dall’elettorato conservatore stufo di Berlusconi, presso cui è popolarissimo, Renzi rivela per la prima volta la natura della sua nuova idea del Pd rottamato. Consapevole della natura conservatrice e reazionaria della maggioranza degli italiani, per vincere e quindi per ottenre il potere, unico fine ultimo di Renzi politico, è necessario fare del PD un partito di destra. Va da Maria de Filippi su Canale 5 col giacchetto di pelle e la miglior faccia di bronzo a strizzare l’occhio agli italiani. Compare anche sulla copertina di Chi.
In fila a quelle primarie, a comporre quel 35% di minoranza, c’erano tra gli altri molti leghisti e ed ex elettori di Berlusconi.

Renzi per la stampa italiana diventa anche bello
Renzi per la stampa italiana diventa anche bello

Nel 2013 Bersani non riesce a vincere le elezioni ed inizia un valzer di potere incredibile, una delle pagine più oscure dell’Italia repubblicana.
Le elezioni in realtà non le ha vinte nessuno, non c’è una maggioranza chiara. La prima cosa da fare è eleggere il successore di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica. Il PD avrebbe i numeri per votare il suo candidato Romano Prodi, ma misteriosamente mancano all’appello 100 deputati. Non si saprà mai di chi sono le responsabilità di quel patricidio che ha affossato il padre fondatore del PD (per l’occasione rientrò pure in fretta e furia dall’Africa dove era in missione per conto dell’Unione Europea).

Bersani si dimette da segretario e il suo vice, il pisano Enrico Letta, nipote del consigliere personale di Berlusconi, Gianni Letta, assume l’incarico di formare un governo composta da PD e pezzi della destra (centristi, Scelta Civica, NCD).
Nel frattempo Renzi si dimette da sindaco e vince le primarie da Segretario del PD proprio contro l’ex amico e compagno di rottamazione Pippo Civati.
Il nuovo primo ministro del PD Letta si trova a convivere con il leader forte e scalpitante Renzi, divenuto capo del suo partito.
La cosa dura poco, il tempo di un incredibile golpe che rivela lo stato di salute della nostra democrazia.
Renzi, che non siede neanche in parlamento come deputato, costringe Enrico Letta alle dimissioni e il Presidente della Repubblica che è sempre Napolitano ad affidargli contro la Costituzione l’incarico di Presidente del Consiglio.
Renzi mantiene gli accordi con la maggioranza di governo sorretta dalla destra e nomina ministri molti deputati ascrivibili alla sua corrente politica (Madia, Boschi su tutti), connaturati spesso dalla stessa appartenenza territoriale a Firenze.

L'innovazione è lavorare sull'aereo privato couadivuato dalla mela bianca
L’innovazione è lavorare sull’aereo privato couadivuato dalla mela bianca

Per far capire l’entita del troiaio, come si direbbe in Toscana, Renzi riabilita e il decaduto per condanna definitiva Berlusconi. Ovvero l’avversario che, sebbene non sia stato sconfitto politicamente, è stato messo all’angolo dalla giustizia per i suoi gravi reati e che non può neanche entrare in Parlamento.
Renzi inizia a riceverlo privatamente per discutere con lui su come cambiare la Costituzione, il Senato, le Province, la legge elettorale. Insomma, distruggere l’architettura costituzionale senza neanche essere stato votato da nessuno e in compagnia di un pregiudicato.
Questi incontri divengono noti attraverso la stampa come “Patto del Nazareno”.
Ferruccio de Bortoli, non certo un marxista, arriva a scrivere sul Corriere della Sera, in un pesante commento, che Renzi è in odore di massoneria.

L’ascesa al potere, in una specie di golpe con cui è stato cacciato Enrico Letta (al passaggio delle consegne ufficiali Letta non lo guarderà neanche in faccia, stringedogli la mano), assume via via contorni più inquietanti.
E’ chiaro che Renzi incarni saldamente il nuovo blocco di potere monolitico a cui guardano i poteri italiani: Marchionne della Fiat è con lui, Serra il broker (nel frattempo coinvolto dallo scandalo dei conti correnti segreti in Svizzera) si permette perfino di dettargli l’agenda politica sulla libertà di licenziamento. L’Europa ha ricevuto adeguate rassicurazioni che Renzi non si discosterà dalle politiche di austerity innaugurate da Monti nel 2011 e sigillate nella famosa lettera dello stesso anno dalla BCE.  Renzi addirittura riuscirà a rivendersi agli italiani come contrario all’austerity mentre fa approvare a colpi di maggioranza ogni tipo di taglio e privatizzazione.

Inizia quindi lo shopping dei deputati avversari in pieno stile Berlusconi. Senatori e deputati arrivano nelle file della maggioranza da Sinistra e Libertà, Movimento Cinque Stelle, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica. E’ un’emorragia di parlamentari che si uniscono a Renzi. In cambio di cosa?

Se Berlusconi avesse fatto metà dei ribaltoni di Renzi avremmo gridato al colpo di stato.
E invece va bene così. Renzi inizia definitivamente a fare il Berlusconi. E fa tutto quello in cui non era riuscito il suo interlocutore.
Ottiene l’abolizione dell’articolo 18 e introduce norme che facilitano i licenziamenti. E riesce a spacciarle perfino per innovazioni che favoriranno i giovani!
Attacca e divide la sinistra, rinsaldando i suoi legami con la destra: spacca il PD marginalizzando la sinistra del suo partito guidato da Civati, attacca i sindacati dipingendoli come il male da combattere, difende addirittura le aziende come Fiat (anzi da oggi abituiamoci a chiamarla FCA) sulle politiche più aggressive sui licenziamenti. Parla di partito unico della Nazione, in vaneggiamenti autoritari.
All’estero va a dire che adesso in Italia le famiglie stanno bene, mentre si produce in comizi in inglese ancora più ridicoli di Berlusconi.

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E con questo siamo arrivati ad oggi. Cosa ancora ci riserva questo nuovo corso, questo Ronald Reagan travestito da futuribile visionario che da giovane non riuscì neanche a fare l’arbitro in terza catogoria per “evidenti limiti fisici” e che oggi si presenta con lo slancio di chi piega l’acciaio al suo volere?

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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