Bug “Una luce nel vuoto” Capitolo 2.5

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Tutti i contatti con la No-Zone erano stati interrotti, così come gli allacciamenti all’impianto energetico ed idrico, ed in generale i rifornimenti.
Tutta l’area era stata blindata per impedirne l’accesso a chiunque, indifferentemente dall’origine o dal ruolo di servizio.
Tra le varie zone interdette erano stati dismessi due laboratori: quello di ricerca in campo chimico e quello di ricerca in ambito bellico.
Il governo terrestre non voleva che l’Anello avesse possibilità di ulteriori rivolte, lasciando operativi solo i laboratori di ricerca nei campi della fisica, della robotica e dell’ingegneria aerospaziale.

Mentre vagava nel buio dei corridoi con l’unico ausilio di una torcia, inciampò e cadde riverso sul pavimento. Quando illuminò l’oggetto a terra vide che qualcosa non tornava.
Un cumulo di vestiti.
Decise di frugare tra gli abiti, cercando ciò che lo aveva fatto inciampare. Sentì un oggetto duro e dalla forma regolare. Lo prese in mano e lo illuminò.
Stava stringendo una tibia.
Decise di controllare meglio, e si rese conto che gli abiti nascondevano un corpo ormai decomposto da molto tempo.
Cercò un segno di riconoscimento o una badge che identificasse i resti.
Trovò un tesserino di riconoscimento ed un registratore tascabile.

‘Julio Ramirez, addetto alle telecomunicazioni, Settore 4’.

“Quell’uomo è sparito quasi un anno fa, pensavamo che si fosse imbarcato da clandestino su qualche cargo diretto sulla terra.”
“A quanto pare vi sbagliavate.”
“Evidentemente…”
“Senti, Erik. Non è normale e non va bene. Dobbiamo prendere provvedimenti.”
“Ascolta, se andassi a raccontare a qualcuno che sono entrato nella No-Zone mi troverei davanti alla corte marziale nel giro di un paio di giorni.”
“Non ti pagano per questo?”
“Quanto ti odio, no. Sono pagato per sorvegliare l’Anello, e non capisco come mai sia riuscito ad entrare. Jeff, l’addetto alla sorveglianza ha cambiato videocamera, e mentre io stavo entrando, lui mi vedeva in refettorio. Come me la spieghi?”
“Forse hai il dono dell’ubiquità, o forse hai un fratello gemello che non hai mai incontrato.”
“Sono sull’Anello da sei anni e mia madre è morta durante il parto, quindi scartiamo il fratello, e visto che mentre parliamo non sono dietro di te a prenderti a calci per le tue cazzate, vuol dire che posso essere in un solo posto alla volta.”
“Dovremmo fare rapporto.”
“Io invece penso di no. Non capisco, sembra tutto preparato.”
“Perché no? E se davvero qualcuno stesse cercando di dirti qualcosa?”
“Ti riferisci alle registrazioni?”
“Esatto. Comunque va bene, non ne farò parola, ma tu stai attento.”
“Io? E tu? Ci sei dentro quanto me.”
“Analizza il registratore, voglio saperne di più.”
“Ok boss, passa fra un paio d’ore.”

“Ok, la registrazione è partita.”

‘Il mio nome è Julio Ramirez.
Sono un addetto alle telecomunicazioni.
Stavo passando davanti all’ingresso della No-Zone, quando la porta si è aperta.
Non so perché, ma la curiosità ha vinto e sono entrato.
Sto registrando tutto perché se qualcuno mi trovasse, saprebbe cosa mi è successo.
Porterò con me il registratore, visto che appena sono entrato la porta mi si è chiusa alle spalle e non riesco a riaprirla, né a comunicare con l’esterno.

L’aria è pesante, probabilmente gli agenti chimici non si sono dispersi del tutto, ma questo è il mio problema minore, al momento.
Devo trovare un’uscita.
Ed in fretta.

Questo cos’è? Un laboratorio?
Occazzo, ma che…?’
‘Julio, ho un lavoro per te.’
‘Chi sei?’
‘Ho già fatto molto per ripristinare l’operatività di questa zona.’
‘Da dove proietti? Le comunicazioni sono interrotte.’
‘Non per me. Io posso fare quasi tutto ciò che voglio.’
‘Mi hai portato tu qui?’
‘Si.’
‘Mi lascerai andare appena ho finito?’
‘Si, ma non dovrai farne parola.’
‘Ok.’

‘Ho finito, come mi hai chiesto. Ora lasciami uscire.’
‘No.’
‘Perché? Ho fatto quello che mi hai chiesto!’
‘Stai registrando. Non era nei patti.’
‘Basta cancellarla!’
‘So che non lo farai. È il tuo testamento. Lo so.’
‘Fanculo! Lasciami uscire!’
‘Sto aspettando qualcuno. Mi fai compagnia?’
‘Chi?’
‘Erik Svensson.’
‘Il militare? Perché?’
‘Per il futuro dell’Anello, ovvio.’
‘Allora lasciami uscire, che te lo vado a chiamare!’
‘Non è ancora il momento. Lo chiamerò io quando avrò ultimato i preparativi.’

“La registrazione finisce qui, ed è datata un anno fa. Erik, che sta succedendo?”
“Non ne ho idea, ma devo capire cosa sta succedendo.”
“Vuoi tornare la?”
“Ho alternative?”
“Vengo con te. Preparo alcune cose.”

Uscirono tardi, percorrendo calmi i corridoi con l’attrezzatura.
Non si preoccuparono minimamente della sorveglianza.
La porta della No-Zone li fece entrare.

Mattia Gabbriellini

Tecnico del suono, laureando in Musica e Nuove Tecnologie presso il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze.
Ex cameraman e montatore A/V.
Scrittore della domenica, per passione.

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