BRUCIA TUTTO

CAPITOLO 2

BRUCIA TUTTO

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Dal tombino, caddero in un cunicolo. Lui le afferrò la mano e la tirò in avanti, correndo. Lei gli corse dietro. Perse presto il conto degli angoli e la direzione: il ragazzo sembrava conoscere quei passaggi, anche se erano completamente al buio. Infine, lui si fermò. Dal freddo, si rese conto che erano scesi molto in basso.

“Qui possiamo parlare,” disse.

“Un po’ di luce?” domandò la ragazza.

“No. La luce è un lusso. Ora non ce n’è bisogno. Vieni.” La guidò con la mano a qualcosa di morbido. “Siedi.”

Lei sedette e, per ogni evenienza, pose una mano sulla pistola. “Chi sei? E che cosa vuoi?”

“La storia è complicata,” disse lui. “Puoi chiamarmi Zamir. In ogni caso, vorrei chiederti due cose prima di spiegarti. Una, di prepararti psicologicamente. Sto per dirti qualcosa di shockante, e tu hai appena subito un trauma. Sei una personalità forte e penso che reggerai, anche per questo ti ho scelta, ma non abbiamo il tempo per gestire un crollo psichico ora come ora. La seconda, il tuo nome.”

“Il mio nome? Conosci la mia personalità e non conosci il mio nome? Come sai…”

“Rispondi e basta. Purtroppo il mio tempo è poco, altrimenti ti avrei lasciato qualche giorno per elaborare il lutto.”

“Astrid. Il mio nome è Astrid Sol.”

Zamir annuì. “Ok. Astrid, ascoltami attentamente. Ho lavorato per il KBA, come te. Ero in una posizione molto speciale. Ho trovato il modo di avere accesso ai fascicoli, per questo ho così tante informazioni su di te.”

“Ma ora non lavori più per il KBA.”

“No. Astrid, ho scoperto qualcosa di molto brutto. Qualcosa che mi ha fatto cambiare idea sulle persone per cui lavoravo, e anche su me stesso. Qualcosa per cui ho deciso di tradire.”

“Tu sei un traditore? Io non…”

“Astrid.” La interruppe Zamir. “È qualcosa che riguarda la Missione Finale.”

Astrid tacque. Il ragazzo sconosciuto le strinse le mani e prese un grosso respiro. “È tutto falso.”

“Come sarebbe?”

“Il mondo non finirà. Non esiste alcuna profezia.”

“Ma i suicidi… gli animali…”

“Hanno sfruttato il magnetismo. Hanno cambiato le forze elettriche e le correnti. Hanno avvelenato l’acqua pubblica e sparso gas sulle città. Roba chimica piena di psicotropi e litio. Hanno sballato l’umore a metà della popolazione mondiale. Il resto è venuto da sé. Con la notizia della fine l’umanità ha liberato i propri istinti primordiali. Era tutto previsto.”

“E la mia missione?”

“Tutto finto. Una copertura. Fanno le cose per bene. Siamo seri, sei laureata in filosofia, non è vero? Eri una semplice corrispondente. Non tengono in gran conto gli agenti del tuo genere. Secondo te perché hanno scelto te? Sei sacrificabile.”

“Quel che dici è assurdo. Non credo a una sola parola. Voglio andarmene di qui.” Affermò Astrid con la voce rotta.

“È per il tuo ragazzo, vero? Mi dispiace. È morto per niente. Ma devi lottare proprio per questo, per lui. Per vendicarlo.”

“Iri non c’entra.” Ma mentiva. C’entrava eccome. Come poteva accettare l’idea di averlo sacrificato per un documento inventato? “Perché mai avrebbero dovuto fare una cosa simile? Quello che dici è assurdo. Chi sei? Per chi lavori?”

“Te l’ho detto, chiamami Zamir. Lavoro con altri. Se ti unirai a noi, li conoscerai. Devi credermi.  È tutto vero. Il motivo è semplice, Astrid. Siamo quasi venti miliardi di esseri umani sul pianeta. Non ci sono più le risorse per tutti. Non c’è sufficiente combustibile. Non c’è sufficiente vegetazione. Non c’è sufficiente bestiame, né acqua. Abbiamo inaridito il mondo. La maggior parte delle altre specie si sta estinguendo. La razza umana si è mangiata tutto, e ora non c’è più niente.”

“E a che scopo inscenare la fine del mondo?”

“Per fare delle selezioni su scala mondiale. Diranno che hanno trovato il modo di cambiare l’atmosfera di Marte, di renderla a misura d’uomo. Poi selezioneranno, ‘per la cronologia delle partenze’, diranno. I politici, gli agenti, chi è già al corrente è salvo. E poi faranno i test. Età, sviluppo, genoma, intelligenza, forza, abilità. Chi ha il migliore DNA, il miglior sistema immunitario, chi è più fertile. I vecchi, i malati, chi ha un handicap, chi non è particolarmente forte o brillante…” Zamir deglutì.

“Che cosa capiterà loro?”

“Chi viene selezionato come genoma Alfa, potrà continuare ad abitare sulla superficie terrestre, in zone apposite, e avrà risorse sufficienti per vivere dignitosamente, o almeno, per ciò che quella gente intende con ‘dignitosamente’. Gli altri saranno classificati come Omega e saranno divisi in blocchi a seconda della posizione nelle graduatorie. Stanno predisponendo molte suddivisioni. Le tre basilari comunque saranno Forza Lavoro, Esperimenti, e Carne. Poi c’è Combustibile…”

“Carne?”

Di qualcosa ci dovremo nutrire, dicono.”

Carne?!”

“Vogliono predisporla come una catena. Vecchi e storpi, Carne. Chi è in grado di lavorare, Forza Lavoro, finché non muore: a quel punto, Carne. Gli unici che sfuggiranno a Carne saranno i malati e chi ha il sangue infetto: Esperimenti, e quando moriranno, Combustibile.”

“È impossibile. Nessuno farebbe una cosa del genere.”

Zamir chiuse brevemente le palpebre. “La stanno facendo in questo momento. Ti mostro una cosa.” Tirò fuori una fotografia, che ritraeva una ragazza sorridente dai lunghi capelli mori e dagli occhi verdi. “Chloe. Avrebbe la nostra stessa età, ventidue anni. Aveva un difetto, una lieve sordità all’orecchio sinistro.” Le passò un’altra fotografia, una scheda del KBA questa volta. Ritraeva un corpo nudo, denutrito, violato da aghi e tubi. Dal cranio erano stati rapati i capelli. Il colore della pelle tendeva al blu. Sotto c’era scritto: RP. F Exp 316. No Autopsy Requested. B.A.

“E questo?”

“È sempre Chloe. L’anno scorso hanno cominciato gli esperimenti. Non è andata come speravano.” Indicò col dito ‘F Exp’. “Failed Experiment,” spiegò. “L’hanno usata finché è servita, poi è morta.”

Astrid deglutì. “La conoscevi?”

“L’amavo.”

Astrid esitò. “Vuoi vendicarla?” Chiese infine.

“Naturalmente. Per questo ho bisogno anche di te. Ma non si tratta solo di vendetta, come capirai. C’è in gioco il destino del pianeta. Io sono fuori dal KBA. Sono ricercato a livello globale. Sto mettendo insieme una squadra, ma abbiamo bisogno di una spia all’interno. Tu sei ancora agente, è per questo che ci servi. E per la tua attitudine alla filosofia. Io ho parametri di scelta diversi da quelli del KBA, per la mia squadra. Ma tu devi fidarti di me. Ti hanno usato, e hanno causato la morte del tuo ragazzo. Causeranno migliaia di altre morti e creeranno il caos. Se non ci credi posso farti avere altre prove, ma tu devi collaborare con noi. Senza una talpa all’interno, siamo bloccati. Che cosa decidi? Ti avverto inoltre che, come avrai immaginato, se rifiuti di collaborare sarò costretto a cancellarti la memoria.”

“L’avevo intuito. Non ce n’è bisogno. Collaborerò.” Sussurrò Astrid, anche se le sembrava tutto surreale. Per dimostrare a Zamir la propria fiducia, in ogni caso, riprese il foglio e lo studiò, sforzandosi di sfruttare le proprie esperienze professionali. “B.A. potrebbero essere le iniziali del responsabile della morte di Ch…. di questi esperimenti. Forse è un punto di partenza per fare delle ricerche.”

“No.” Zamir fece uno strano sorriso, un sorriso da lupo. “Ho controllato. Significa qualcos’altro. È la sigla della procedura standard per gli esperimenti falliti.”

“E qual’ è la procedura?”

Burn it All.” sussurrò Zamir.

“Brucia tutto.” Gli fece eco Astrid.

 

Annick Emdin

Annick Emdin

Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.
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Annick Emdin, nata a Pisa il 14 Dicembre 1991, è laureata in Discipline dello Spettacolo, drammaturga e regista teatrale (‘Matrioska’ -2011, ‘Bambole Usate’ 2012, 'Medea' 2014), autrice di racconti per la collana Demian (Il Foglio Letterario) e del romanzo ‘Lividi’ edito da Edizioni Anordest.

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