Bambole Usate

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Sinceramente, quando capita di assistere a qualcosa di realizzato, composto, amalgamato da una coralità femminile che si rivolga indistintamente, come un appello per le omologhe e un richiamo per gli uomini? E non intendo un generico “Se non ora Quando”.

L’autrice di “Bambole Usate”, la nostra Annick, chiosa dal palco, timidamente, una volta conclusa la seconda serata in scena:

“Questo spettacolo è dedicato agli uomini che non hanno paura delle donne”.

Questo è il punto, a vederle stremate tutte e sei, cinque attrici e la regista, inchinarsi al pubblico – numeroso – presente al S.Marco di Pisa, in via Cattaneo.

Perchè tutti i personaggi di “Bambole Usate” amano l’uomo, ne hanno bisogno, cercano e chiedono alla controparte qualcosa e allo stesso modo ne rifuggono reclamando un’indipendenza propria.Il testo gioca su un moderno manifesto di genere, che supera l’ideologismo statico del femminismo classico e molto onestamente, sul piano intellettuale, dichiara una parità di genere fondata sulla reciprocità, piuttosto che sull’indipendenza.

Sebbene l’indipendenza vada reclamata ancora ed ancora, per poter arrivare a recitare – nella vita, oltre che naturalmente sul palco – ruoli comprimari tra uomo e donna.

Lasciateci vivere ed essere, autodeterminarci secondo la nostra inclinazione e necessità, a prescindere dal ruolo che noi, universo femminile, chiediamo a voi uomini di avere.

Un uomo, appunto, lascia il palco mentre inanimate le cinque bambole attendono di riempire lo spazio lasciato da una figura diversa ad ogni replica. Nell’intervallo tra la dipartita dell’uomo di casa e il suo ritorno si gioca questa rappresentazione.

Quattro donne (Giorgia Cordischi, Sara Gentile, Francesca Orsini, Virginia Raspolli) siedono ad un tavolo discutendo attorno all’amore, al sesso, alla fisicità e immaterialità del loro rapporto con l’altro sesso. Una bambola (Giulia Noti), in disparte, si anima occasionalmente danzando attorno a loro, lanciate di volta in volta in brevi monologhi che richiamano alla vita altrettante figure femminili celebri, storiche ed estremamente contemporanee: Sylvia Plath, Pippa Bacca, Mina Verde, Artemisia Gentileschi.

L’intuizione di Annick Emdin, sul piano drammaturgico e registico, richiama e aggiorna con una carica di contemporaneità il teatro civile di narrazione di Laura Curino, che nella scuola dei monologhisti italiani (Baliani, Paolini, Curino, Vacis, Celestini) è quella più vicina alle tematiche femminili (“Una stanza tutta per me”, da Virginia Woolf). L’inserimento di monologhi personali, l’identificazione di ciascun personaggio in scena con un tòpos femminile, consente di caricare il vissuto delle quattro donne di oggi di un portato storico e universale che trascende il qui e l’adesso, richiamando in scena la dignità della Gentileschi, la diversità della Plath, la vivacità romantica e senza compromessi di Pippa Bacca, il coraggio di Mina Verde.

Sembrano riferimenti distanti, ma l’alternanza della fase monologo a vivaci dialoghi – brillanti e sostenuti – il richiamo alla canzone leggera italiana (Mannoia, De Andrè), l’intermezzo coreografico della Noti, fanno di questa opera firmato dalla Compagnia della Matrioska, che si è avvalsa del contributo tecnico (audio/luci) di Mattia Gabbriellini, un’esperienza destinata a valicare i confini locali, per l’assoluta novità nel solco di un teatro di tematiche esplorate e spesso incapaci di produrre originalità.

In attesa, di vederle nuovamente in scena, Battibit vi terrà aggiornati sui prossimi appuntamenti.

Gabriele Neri

 

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.

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