Allahu Akbar

charlie hebdo

Nel 2014 l’etichetta discografica Isis ha inciso un grande pezzo cantato dal Canada all’Australia da centinaia di giovani. Si intitola Allahu Akbar e come ogni tormentone lo si intona in coro nelle grandi occasioni.

Già ai matrimoni e i funerali in Afghanistan, qualche anno fa, capitava di veder irrompere un parente al grido di Allahu Akbar, farcito in vita da una cintura – salame di petardi, pronto a far esplodere le festa.

Adesso la mania è arrivata anche in Occidente, nelle cioccolaterie Lindt di Sidney, in un museo ebraico a Bruxelles, al parlamento canadese, alle scuole di Tolosa. Senza dimenticare di ravvivare la mattina di 141 bambini innocenti in Pakistan.

Lo senti ovunque e francamente ci siamo anche rotti le palle.

Allahu Akbar è una hit collettiva, a cantarla non c’è Rihanna o Shakira o Taylor Swift.

Sebbene sia uscita per l’Isis, gli interpreti non sono i soliti divi un po’ trash della musica araba che ascolta il tuo vicino algerino a tutte le ore, a tutto volume.

Sono anche i ragazzi biondi col passaporto britannico. Insomma, è un pezzo virale che viaggia in rete come nelle fosse comuni.

E come ogni epidemia è arrivata a contagiare tutto il mondo.

Ieri una band franco algerina ha suonato Allahu Akbar  dentro la sede di un giornale satirico francese, Charlie Hebdo.

Allahu Akbar vuol dire “Dio è il più grande”. Il più grande, non sappiamo di cosa.

Di cinque fratelli, tipo Buddah, Dio quell’altro, Visnù, Zeus, Zoroastro?

Il più grande degli eroi, tipo Action Man?

Il più grande cazzaro della storia dell’umanità?

Sì, può essere la spiegazione di tutta questa storia. Perché parlando seriamente, quale Allah – anche se esistesse – ti manda ad uccidere un disegnatore ottantenne a Parigi?

Sul serio? Siete seri, voi lì del Allahu Akbar?

Sì, sono seri ed è il fatto più grave. Ed è anche venuto il momento di guardarci negli occhi, noi che di religioni utilizzate per farci i cazzi nostri ne sappiamo qualcosa.

Attaccare un giornale significa attaccare ciò che rappresenta la libertà di parola e di espressione.

Uccidere a freddo, pianificando nel dettaglio, degli innocenti è un’aberrazione che imparento senza remore con il nazi-fascismo.

E l’Isis o Al Qaeda o come ti firmi, è la controparte negativa della libertà di espressione e di parola. E’ una declinazione religiosa dell’Islam che non accetta che esista la laicità, la separazione dei poteri, la democrazia, l’uguaglianza tra gli individui.

ma si inventa un topolino di Hamas che invita i bambini a diventare kamikaze in Tv
ma si inventa un topolino di Hamas che invita i bambini a diventare kamikaze in Tv

L’amore tra le persone svincolato dalla sura sulle donne del Corano che ti consiglia di picchiarle se disobbediscono o di prenderne in moglie quattro se temi di non essere fedele. Cazzate del calibro del Vecchio testamento, per intenderci.

L’Islam che pretende di amministrare lo stato con la legge islamica è nemico dei valori della rivoluzione francese, cioè dei valori che fondano il mondo libero e che hanno sancito i diritti dell’uomo e del cittadino.

E non deve avere posto nel mondo.

Sperano, intrufolandosi nelle pieghe della crisi economica e di valori delle democrazie di confrontarsi un giorno con i neo crociati alla Le Pen, Salvini e Farage. Che l’Occidente si affidi a questi imbecilli.

isis
l43-padania-120413193617_medium Isis vs Lega Nord. Uno scontro impari, la guerra di civiltà non ci conviene

 

Gridando alla guerra santa, fanno leva sugli immigrati ai margini. E intanto ce la portano in casa usando spesso ragazzi nati e allevati qui, e dimenticati nelle periferie. Sperando un giorno di combatterla, una guerra santa.

Colpendoci a cadenza regolare, sperano in un nuovo Bush che bombardi mezzo medioriente di nuovo. Perché è in mezzo a queste devastazioni che cose come l’Isis prendono forma.

Non con la guerra, ma con le armi delle nostre libertà, vanno combattuti ‘sti cretini assassini.

Ci auguriamo che la polizia francese li prenda e che siano sottoposti ad un processo equo e condannati a marcire in carcere, ad avere tutto il tempo per ragionare su quanto non abbiano posto, nel mondo libero, assassini come loro.

Questa è la differenza tra una democrazia e un mondo dove i reati non elencati in un codice penale ma decisi da Allah si puniscono con la decapitazione

 

 

 

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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