3% Netflix, la recensione della serie

Solo il 3% sarà ammissibile. Come la  percentuale di film guardabili presenti sul catalogo italiano di Netflix, neanche stessimo sfogliando il catalogo del videonoleggio di Franchino sotto casa.

In mezzo, buttato là ma neanche troppo (la trovate tra gli “originali Netflix”) sta questa produzione brasiliana che per fortuna viene proposta in lingua originale.

Il budget non è altissimo, al contrario dell’altra grande serie brasiliana Narcos, e questa cosa dei sottotitoli ci salva dal percepire le atmosfere un po’ low cost di 3% come una sorta di Posto al Sole futuristico che il doppiaggio italiano le avrebbe sicuramente conferito.

La trama non è certo delle più originali. In prima battuta si potrebbe dire che è la versione latino americana di Hunger Games.

3% netflix

In un futuro in cui le risorse non bastano per tutti e il 97% della popolazione vive ammassata senza risorse, una volta all’anno i 20enni dell’entroterra vengono chiamati alla selezione del “processo”: una sorta di colloquio di lavoro, concorsone spietato da agenzia interinale, alla fine del quale solo il 3% viene selezionato per andare a vivere nel paradiso dei meritevoli chiamato “Maralto” (in italiano: offshore).

3% netflix Bianca Comparato
Bianca Comparato e Michel Gomes nella scena del test dei cubi

A vederlo un po’ più da vicino 3% mescola assai di più della salsa insipida di Hunger Games: ci sono i test psico attitudinali e i colloqui motivazionali che potete trovare in qualsiasi colloquio di lavoro, c’è il Signore delle Mosche, c’è abbastanza chiaramente il richiamo alla disuguaglianze odierne del Brasile e alla storia feroce di dittature del suo recente passato.

Il 3% di ricchi contro il 97% di poveri, dove il “Maralto” o “Offshore” della serie altro non rappresenta che il conflitto in Brasile tra centro e periferia, tra entroterra reale e città ricche borghesi costiere. Si rappresenta abbastanza bene attraverso la “Causa” (che in 3% vuole abbattere il processo per riconquistare l’uguaglianza del genere umano) – e senza diluire in una generica ideologia ribelle insulsa e innocua per le coscienze del pubblico – la lotta che gli oppositori politici fecero alla non troppo lontana dittatura militare brasiliana che perdurò fino agli anni ’80.

Le metafore di 3% sono tante, incarnate nel numeroso cast di ragazzi che partecipano al “Processo”, selezione articolata per prove che via via rivelano la brutalità progressiva di un sistema fascistoide che ha una sua mitologia di fondo.

“La coppia di fondatori” dell’Offshore/Maralto della quale si lascia una sorta di dubbio sulla sua reale esistenza eretta a religione insindacabile come insindacabile è Il Processo e l’Offshore; il motto del “Processo” secondo il quale tutti otteniamo ciò che meritiamo denuncia al pubblico il falso mito della meritocrazia tanto sbandierato nella società di mercato e nel mercato del lavoro. Se si parte infatti da condizioni ineguali e ingiuste socialmente il merito diventa un criterio spietato, non un metro del valore dell’individuo.

Infine le torture che dietro al velo bianco un po’ Apple di eleganza, chiccheria e perfezione sfoggiate nel Processo vengono inflitte ai sospetti membri della “Causa” con gli stessi metodi che nella realtà furono inflitti ai guerriglieri poi divenuti anche presidenti (Dilma Rousseff e Lula).

3% ha il merito di aver reso coinvolgente e tangibile una storia vista tante altre volte, sarà il cast su cui spiccano João Miguel (Ezequiel, il capo del Processo), Bianca Comparato (Michele), Michel Gomes (Fernando, il ragazzo in sedia a rotelle), Rodolfo Valente (l’ambivalente Rafael) e Vaneza Oliveira (Joana).

Sarà il suo immaginario così tanto declinato su un universo regionale, particolare, che invece di apparirci provinciale ci risulta familiare, vicino.

Perché in fondo, in misure diverse, i 20enni di tutto il mondo, ovunque, sono sottoposti allo stessa dura e insensata selezione.

PS: Chiaramente Ezequiel è PADRE MARONNO DI MACCIO CAPATONDA

 

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Gabriele Neri

Fondatore di Battibit nell'aprile 2013. Sono uno storico di formazione, scrittore di saggi e racconti brevi. Nella vita mi occupo di lavoro e disoccupati, compositore occasionale.
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